I jangadeiros, con la loro conoscenza, custodiscono un patrimonio immateriale che rappresenta l’anima del Nordest brasiliano. Questa mostra intende recuperare la storia e il valore dei jangadeiros e il loro contributo alla storia del Brasile. L’universalità della loro avventura umana offre una mostra itinerante senza precedenti in Europa e negli Stati Uniti, e di grande valore culturale per il Brasile. Il ritorno di questa mostra in Brasile aggiungerà il valore di una prospettiva internazionale su un argomento ben noto ma poco conosciuto a livello nazionale.
Perché una mostra?
La prima mostra che unisce la conoscenza del mare e dei Jangaderios (pescatori tradizionali).
Perché racconta una storia universale.
La jangada, l’archetipo di tutte le imbarcazioni.
Del mare e del suo ecosistema.
Dell’abolizione della schiavitù.
Della lotta per i diritti sociali.
Perché è patrimonio materiale e immateriale.
Perché è un’attività sostenibile esemplare.
Perché è una storia del vero Brasile.
Per colmare una lacuna nella cultura brasiliana.
La pesca artigianale, una filosofia di vita.
I jangadeiros, l’anima del Ceará.
Grandi navigatori.
Precursori degli sport acquatici.
Profonda conoscenza del clima e dell’ecosistema marino.
La jangada, l’imbarcazione più antica
Nonostante lo stupore dei primi cronisti della nostra storia, la jangada non era una scoperta, ma l’eredità di un passato remoto. Questa zattera a vela affonda le sue radici nel mito e nelle consuetudini dei popoli antichi, dai Romani fino all’eroe omerico: fu infatti su una zattera analoga che Ulisse fuggì dalle sponde di Ogigia.
Così viene tramandata nell’Odissea, uno dei poemi cardine della cultura occidentale, sebbene la sua origine preceda le gesta dell’eroe omerico. Il nome affonda le radici nel termine indostano janga, “similmente”, a cui si unisce l’accrescitivo ada, a indicare una “zattera di maggiori dimensioni”
«La jangada vanta un primato millenario: è l’imbarcazione più antica del mondo, con 30.000 anni di evoluzione alle spalle. Prima vera barca guidata dall’ingegno umano, ha attraversato tutti i mari antichi come mezzo di sussistenza e di esplorazione. Se Omero descrive Ulisse intento a costruirne una già tre millenni fa, la storia moderna ne vede la diffusione grazie ai portoghesi, che ne portarono il nome dall’India al Brasile. Qui, tra le popolazioni indigene, era già nota con i nomi di igapeba o piperi.
Evolvendosi nel tempo con l’aggiunta di vela, deriva e timone a remo, la jangada è divenuta l’emblema del coraggio dei marinai del Nordest brasiliano. Le loro quotidiane avventure nei mari “verdi e selvaggi” della patria sono state immortalate da Luís da Câmara Cascudo. Il suo volume Jangada resta una pietra miliare assoluta, definita all’unanimità come la migliore opera mai scritta su questo tema a livello internazionale.
Il legame di Cascudo con il mondo dei jangadeiros fu profondo e sincero. Raccolse il cuore del suo materiale vivendo il mare in prima persona: i suoi “insegnanti” furono i vecchi maestri incontrati durante le battute di pesca. Questa esperienza umana, così autentica, fu completata da un’instancabile indagine bibliografica, unendo la vivacità della testimonianza orale al rigore della ricerca storica e documentale.
Tipologie delle jangadas (piúba, timbaúba…)
Barca, materiali, legno e tecniche di costruzione.
Dragão do Mar
Francisco José do Nascimento, celebrato come il Dragão do Mar, fu un esperto pilota e carismatico leader dei jangadeiros. Figura centrale del Movimento Abolizionista nel Ceará — primo stato brasiliano a decretare la fine della schiavitù — Nascimento incarnò lo spirito della riscossa. Analfabeta fino ai vent’anni, “Chico” divenne il più grande eroe della liberazione nel suo territorio. La sua tattica era audace: intercettava ogni imbarcazione diretta al porto di Mucuripe e, manovrando la sua jangada con maestria, annunciava con fermezza la fine della tratta degli schiavi. Di lui la storia tramanda un grido che ha assunto i contorni della leggenda letteraria:
Não há força bruta neste que faça reabrir o Portoao trá co negreiro.
(Non esiste forza bruta in questo stato che riaprirà il porto alla tratta degli schiavi.)
Fu grazie al suo esempio che, nel 1882, le jangadas del Ceará presero il largo per dare il benvenuto all’abolizionista José do Patrocínio. Un gesto che segnò profondamente l’identità dei pescatori, ben riassunto in questo passaggio di Jacaré: “C’è un’ultima cosa che vorrei dire. Se solo il vento fosse stato dalla nostra parte, saremmo arrivati fino ad Aracati, sul fiume Jaguaribe. È quella la patria del ‘Dragão do Mar’, l’uomo che per tutti noi rappresenta un simbolo assoluto”.
Il raid della Jangada Sao Pedro
Un’avventura eroica e pacifica per i diritti sociali in Brasile.
Nel 1941, Jacaré, carismatico leader dei pescatori di Mucuripe, intraprese insieme a tre compagni un’impresa leggendaria: una traversata in jangada da Fortaleza a Rio de Janeiro, allora capitale federale.
Furono ricevuti ufficialmente dal Presidente Getúlio Vargas, il quale accolse le istanze sindacali e le rivendicazioni sociali che avevano spinto i quattro pescatori a tentare l’avventura.
Per affrontare le autorità con la dovuta dignità e documentare ogni tappa del viaggio in un diario di bordo, Jacaré scelse di imparare a leggere e scrivere proprio durante quella sfida.
Mentre in Brasile e nel resto del mondo molte lotte per i diritti civili sfociavano nel sangue, i quattro navigatori riuscirono a scuotere l’opinione pubblica internazionale attraverso una pacifica ma grandiosa epopea marittima.
Il viaggio durò 61 giorni tra mare aperto, tempeste e privazioni, affrontati senza bussola e con le sole stelle come guida: un primato che resta unico negli annali della navigazione mondiale.
Per i jangadeiros di Fortaleza, quella traversata segnò il primo, decisivo passo verso il pieno riconoscimento della loro identità e della loro appartenenza alla nazione brasiliana.
The world of the jangadeiros. Elemental, unique, shrinking. A world whose end is in sight.
Orson Welles
Orson Welles – It’s All True
Il film sull’impresa dei jangadeiros che da Fortaleza raggiunsero Rio de Janeiro per rivendicare i propri diritti dal presidente Getúlio Vargas, nacque come una grande avventura per trasformarsi in tragedia. La morte di Manuel “Jacaré” durante le riprese ne consacrò definitivamente il mito.
L’incontro tra Jacaré e Orson Welles, esponenti di mondi e culture agli antipodi, stravolse le esistenze di entrambi — fatalmente per il pescatore — e diede origine a una pellicola che il regista non riuscì mai a portare a termine. Solo decenni più tardi, grazie al ritrovamento delle bobine originali da parte di due giornalisti, l’opera ha potuto vedere la luce, restituendoci l’universo costiero dei jangadeiros: i rituali della pesca, il ruolo delle donne, la fragilità della jangada e la dura quotidianità in case di paglia di palma carnauba.
Nel segmento intitolato “Quattro uomini su una jangada”, i pescatori sono ritratti sospesi tra il sogno di un riscatto sociale e i pericoli dell’oceano, ripercorrendo il viaggio verso la capitale fino al tragico epilogo in mare. Il film celebra la dignità del lavoro di questi uomini che sfidano quotidianamente l’ignoto.
Jacaré, figura di antieroe elevata a eroe, ha trovato la fine proprio in quel mare che era sempre stato la sua unica fonte di sostentamento. L’abisso è diventato la sua ultima dimora e, al contempo, la sua gloria suprema.
Vero eroe della terra del Ceará, Jacaré trova in questo progetto il meritato riconoscimento della sua storia, affinché il suo valore resti impresso nella memoria delle generazioni future.
Where goes that hardy Jangada-raft, which rapidly flies from the Ceara coast, with her broad sail spread to the fresh breeze of land? Where goes it, like the white halcyon seeking his native rock in the ocean solitudes? Three beings breathe upon that fragile plank, which scuds so swiftly out far into the open sea.
José de Alencar, Iracema – Chapter I
Jangadeiros 1950 – 2024
Chico Albuquerque
Marcel Gautherot
Giancarlo Cammerini
Pescatori artigianali nel mondo
I pescatori indigeni e artigianali rappresentano l’ultimo baluardo per la salvaguardia delle imbarcazioni tradizionali ancora in attività negli oceani.
Questi scafi continuano a essere la fonte primaria di sostentamento per centinaia di migliaia di famiglie all’interno delle comunità costiere.
Tali imbarcazioni sono parte integrante di tradizioni marittime locali che affondano le radici nei secoli, risalendo in alcuni casi a oltre un millennio fa.
È fondamentale promuovere iniziative concrete, anche commerciali, per garantire che queste barche restino vive e operanti negli oceani, impedendo così che diventino semplici cimeli da museo.
Inoltre, l’impiego costante di queste unità impedisce l’estinzione di saperi nautici millenari, quelle espressioni culturali che l’UNESCO ha solennemente riconosciuto nel 2003 con la Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale.
I jangadeiros si fanno portavoce dell’intera categoria, testimoniando la cultura e il coraggio di una comunità di pescatori che lotta per preservare la propria identità in un mondo in perenne mutamento.